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Adesione del Regno Unito nelle Comunità Europee: fallimenti e vittorie

Aggiornamento: 10 mar 2022



Prima richiesta del Regno Unito 1963


Il 9 Agosto del 1961 il premier conservatore della Gran Bretagna, Sir Harold Macmillan, presentò la candidatura del Regno Unito al Mercato Comune Europeo (CEE). Egli scrisse una lettera a Ludwig Erhard, Presidente del Consiglio della CEE, nella qualche manifestava la sua volontà di aprire i negoziati per l’adesione al Trattato di Roma, precisando che la CEE dovesse tener conto “dei suoi particolari legami con il Commonwealth nonché degli interessi essenziali dell’agricoltura britannica e degli altri membri dell’Associazione Europea di Libero Scambio.” La motivazione che spinse il Paese Britannico a decidere di avvicinarsi alla Comunità Europea fu senz’altro la sua situazione di crisi. “L’esito della crisi di Suez, l’allentamento dei rapporti con i Paesi del Commonwealth, la consapevolezza che il Mercato Comune dei Sei aveva un ritmo di sviluppo molto più interessante dell’area del libero scambio dell’EFTA, infine gli incoraggiamenti provenienti dagli Stati Uniti di John Fitzgerald Kennedy, avevano spinto il primo ministro ad abbandonare le storiche riserve.” Vi era però un grande ostacolo che si opponeva all’adesione del Regno Unito alla Comunità Europea, ossia Charles de Gaulle. “Il generale francese, richiamato al potere per risolvere la crisi della colonia algerina e dopo la completa indipendenza da questa conquistata, si dedicava anima e corpo agli affari euro-atlantici.” Il paese britannico si dovette scontrare con il veto francese. Nella conferenza del 14 Gennaio 1963, De Gaulle affermò che è possibile che un giorno l’Inghilterra potesse riuscire a trasformarsi abbastanza per far parte della Comunità Europea senza limitazioni, senza riserve e senza fare distinguo. In quel caso i Sei le aprirebbero le porte e la Francia non opporrebbe obiezioni, benché, evidentemente, la semplice partecipazione della Gran Bretagna alla Comunità ne cambierebbe considerevolmente la natura e la dimensione.Ma, concludendo, sosteneva che in quel momento storico quelle condizioni non ci fossero e pertanto, anche se le trattative tra Londra e Bruxelles fossero fallite, nulla avrebbe impedito di stabilire con la Gran Bretagna accordi di stretta collaborazione economica.


Seconda richiesta del Regno Unito 1967


Nella storica conferenza stampa tenutasi al Palazzo dell’Eliseo a Parigi, il 27 Novembre del 1967, ancora una volta la Francia si contrappose al Regno Unito e in quell’occasione Charles de Gaulle affrontò varie questioni, “dai confini dalla Polonia al diritto all’esistenza di Israele, il presidente francese (in carica dall’8 Gennaio 1959 al 28 Aprile 1969) parlò a lungo della richiesta dei britannici di entrare nella CEE.”Egli si oppose duramente al Regno Unito sostenendo che finché il paese britannico non avesse rivoluzionato il suo modo di “stare al mondo”, non sarebbe riuscito ad entrare in questa unione.Inoltre, rammentò che Londra si era rifiutata di partecipare all’elaborazione del Trattato di Roma, convinta che l’impresa sarebbe fallita. Inoltre, era proprio del Regno Unito la convinzione che la Comunità Europea fosse un nuovo “Blocco continentale e che presto sarebbe scoppiata una guerra delle tariffe.” L’anno fallimentare della trattativa tra Regno Unito e la CEE a Bruxelles era originato, secondo De Gaulle, dall’atteggiamento della Gran Bretagna che aveva “tentato di piegare la CEE alle sue condizioni” motivo essenziale per il quale la Francia si era contrapposta ed aveva bloccato definitivamente la trattativa. Secondo De Gaulle, le ragioni di questa chiusura erano chiare: “ Il popolo inglese comprende sempre più chiaramente che, davanti ai cambiamenti globali, davanti all’enorme potenza degli Stati Uniti, a quella crescente dell’Unione Sovietica, a quella rinascente degli europei continentali, a quella nuova della Cina, e tenendo conto dell’orientamento sempre più centrifugo che prende piede nel Commonwealth, vengono messi in discussione le strutture e le abitudini economiche e politiche tradizionali, e perfino la sua personalità nazionale.” Il presidente francese era convinto che il Regno Unito volesse aderire alla Comunità Europea non perché ne condividesse i principi, ma perché la riteneva un ancora di salvataggio. Ai dubbi sollevati da De Gaulle, rispose il 29 Novembre del 1967, il premier britannico Wilson, sostenendo che non fosse vero che per entrare nella CEE non si svolgessero trattative. “Anzi era la stessa Commissione europea a sollecitarle. E non era vero che l’economia britannica fosse un sistema chiuso e immobile, né che i suoi legami con i Paesi del Commonwealth rendevano impossibile l’appartenenza ad altre istituzioni economiche internazionali.”


Ratifica dell’adesione del Regno Unito nell’Unione Europea 1973: entrata nel mercato interno comune e le conseguenze dell’entrata nella CEE


Nonostante il fallimento delle due richieste, il Regno Unito decise di richiedere per la terza e ultima volta l’adesione alla CEE e nel Luglio del 1970 iniziarono le trattative per tale ingresso. Edwarth Heath, primo ministro del Regno Unito, riuscì, a differenza di Mac Millan e Wilson, in questa impresa piena di ostacoli grazie al suo rapporto di amicizia con Michel Jobert (segretario particolare del Presidente G. Pompidou), grazie al suo gruppo di negoziatori guidati da G. Rippon e soprattutto grazie al fatto che De Gaulle il 28 Aprile del 1969 si dimise dopo aver perso il referendum sulla riforma del Senato. Il primo ministro riuscì a portare a termine l’obiettivo il 1° Gennaio 1973. La negoziazione durò tre anni: fu lunga e complessa e come aveva predetto de Gaulle, questa trattativa modificò “i termini di adesione alla Comunità.” Inoltre, il sondaggio “Gallup del 1970, aveva rivelato che circa il 55 % della popolazione britannica era contro l’adesione: soltanto il 24 % la sosteneva.” - Alla luce dei fatti sembrerebbe già una triste premonizioni - Le questioni che vennero affrontate nella trattativa furono molteplici: “i prodotti caseari neozelandesi, l’erosione del territorio riservato esclusivamente ai pescatori britannici, e più in generale, il prezzo del cibo proveniente da Oltremanica, diatribe sul ruolo della Corte di Giustizia Europea e la perdita di sovranità statale.” L’adesione alla Comunità Economica Europea comportò una serie di trasformazioni e cambiamenti nella politica inglese e nel “futuro del Regno Unito. L’ingresso nella CEE non portò solo consensi ma anche rilevanti premonitori dissensi, poiché si faceva sentire la voce dei laburisti, che erano in totale disaccordo con i termini negoziati dai conservatori: “No entry on Tory terms”. Si può notare quanto questa adesione alla CEE sia stata sofferta, poiché portò a fratture tra i partiti e l’opinione pubblica. Motivo per il quale, il 5 Giugno del 1975, H. Wilson, tornato al potere da poco più di un anno, promosse il primo referendum popolare britannico chiedendo ai cittadini un quesito: “Do you think that the United Kingdom should stay in the European Community?”, “Pensate che il Regno Unito debba stare nella Comunità Europea?”. Si notò immediatamente la rottura nel partito del primo ministro perché, pur facendo lui una campagna a senso unico per il “sì”, sette ministri si ribellarono e “dichiararono il loro voto per il “no”. Questo accadde per il paventato aumento dei prezzi agricoli e per la paventata perdita della sovranità nazionale. Tant’è vero che questa paura spinse lo schieramento dei sindacati per il “no”. Essi furono ostili all’adesione alla CEE perché “fondata sul libero mercato e ostile ai principi del socialismo”. Il partito conservatore, invece, si schiera per il “sì”, guidato da Margaret Thatcher, la c.d. “lady di ferro”, che in quel momento storico sembrava vicina all’ideale europeista, ma che venne meno negli anni in cui divenne premier, precisamente nel 1984 a Fontainebleau durante il “braccio di ferro sui contributi al budget comunitario con una frase passata alla storia <<I want my money back>>.” La Thatcher, rifiutò aspramente la politica e la “federalizzazione dell’Europa”: Nel discorso del 20 Settembre 1988, tenutosi al Collegio d’Europa di Bruges, la lady di ferro respinse l’Europa federale di Delors, Presidente della Commissione Europea, ideologo dell’Unione Monetaria e dell’Europa Federale, proponendo un’Europa democratica finalizzata e orientata al commercio e alla cooperazione. La lady di ferro non considerò mai Delors alla sua altezza, il loro rapporto era forzato e l’ira della premier si manifestò ben presto alla Camera dei Comuni: << Il Signor Delors, vorrebbe che il Parlamento europeo fosse il corpo democratico dell’Unione, che il Consiglio dei ministri fosse il Senato, e la Commissione fosse il suo governo: no,no,no!.>>” L’euroscetticismo della Thatcher fu il motivo scatenante della sua caduta. Nel 1990 prese il suo posto il Cancelliere dello Scacchiere, John Major, che dovette affrontare “il contrattacco degli euroscettici di Westminster per la ratifica di un nuovo Trattato destinato a cambiare le relazioni tra l’Europa e gli Stati aderenti.”



BIBLIOGRAFIA


ASCE/EC/COM/EC/COM/BAC 26/1969/258-1.


Corriere della Sera

https://www.corriere.it/extra-per-voi/2016/06/04/quando-era-l-europa-de-gaulle-dire- no-gran-bretagna-67147828-2a5e-11e6-9c68-4645b6fa27fd.shtml


Corriere della Sera

https://www.corriere.it/extra-per-voi/2017/11/21/no-de-gaulle-all-ingresso-gran- bretagna-cee-e7cca982-cea8-11e7-bf2a-292d3c6f067f.shtml

La Rivista formiche

https://formiche.net/2016/06/storia-regno-unito-unione-europea-terza-puntata/


Il sole 24 Ore

https://st.ilsole24ore.com/art/mondo/2016-06-24/5-giugno-1975-quando-trionfo- remain-063632.shtml?uuid=AD2KmHi

Euronews

https://it.euronews.com/2016/06/23/la-storia-del-regno-unito-nell-ue-le-tappe- principali



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